{"id":8436,"date":"2023-04-12T20:47:27","date_gmt":"2023-04-12T18:47:27","guid":{"rendered":"http:\/\/museinazionalibologna.cultura.gov.it\/?page_id=8436"},"modified":"2025-02-11T15:54:41","modified_gmt":"2025-02-11T14:54:41","slug":"salone-donore","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/en\/palazzo-pepoli-campogrande-html\/salone-donore","title":{"rendered":"Salone d&#8217;onore"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"wp-block-heading\">Salone d&#8217;onore<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"http:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-1024x681.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-16439\" srcset=\"https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-1024x681.png 1024w, https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-800x532.png 800w, https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-768x511.png 768w, https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-1536x1022.png 1536w, https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-18x12.png 18w, https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl-600x400.png 600w, https:\/\/museinazionalibologna.nowhere.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/v1_pepoli_sl.png 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La grande sala \u00e8 stata affrescata tra il 1669 e il 1671 da Domenico Maria Canuti che, dopo i due ovali dello scalone, per Odoardo Pepoli realizza assieme al quadraturista Antonio Santi detto il Mengazzino il grande affresco con l\u2019<em>Apoteosi di Ercole<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della volta \u00e8 raffigurato&nbsp;<em>Ercole<\/em>, eroe omonimo del padre di Odoardo e del nipote, futuro erede della casata, che viene accolto nell\u2019Olimpo da&nbsp;<em>Giove<\/em>, seduto a cavalcioni sull\u2019aquila, alla presenza di&nbsp;<em>Amore<\/em>&nbsp;e della sposa&nbsp;<em>Ebe<\/em>, dea dell\u2019eterna giovinezza. Accanto&nbsp;<em>Giunone<\/em>, con scettro e corona, mentre in alto tra le nubi gli dei assistono, nella luminosit\u00e0 abbagliante del&nbsp;<em>Carro del Sole<\/em>; al di sotto dell\u2019eroe vi sono invece alcune figure allegoriche, che rappresentano virt\u00f9 e vizi: la&nbsp;<em>Ragione che governa la Forza&nbsp;<\/em>(una belva) e la&nbsp;<em>Superbia<\/em>&nbsp;e l\u2019<em>Invidia<\/em>, le due donne \u2013 una bella e giovane, l\u2019altra vecchia e dal colorito verdognolo \u2013 che precipitano verso il basso. La scena si svolge in un cielo aperto, al di l\u00e0 della ricca quadratura dipinta dal Mengazzino che, ampliando l\u2019architettura reale della sala e complicandola con un tripudio di finti elementi (cornicioni, balaustre, archi, nicchie, colonne e bassorilievi), crea l\u2019illusione di uno spazio che si dilata all\u2019infinito. L\u2019architettura illusiva \u00e8 abitata da telamoni che sostengono&nbsp;cornicioni e da vivaci putti che reggono festoni di frutta, mentre ai quattro angoli muscolosi giganti in pose scomode si ispirano agli \u201cignudi\u201d michelangioleschi della Cappella Sistina; al centro di ogni lato, sono dipinti quattro medaglioni a monocromo dorato raffiguranti episodi tratti dalle storie di Ercole:<em>&nbsp;La liberazione di Alcesti dall\u2019Ade<\/em>,&nbsp;<em>La contesa del tripode di Delfi<\/em>,&nbsp;<em>Ercole e i Cercopi<\/em>&nbsp;and&nbsp;<em>I pomi delle Esperidi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla base della volta, lo stemma scaccato bianco e nero dei Pepoli \u2013 la cui bicromia, ripresa nel pavimento del salone, allude alla scacchiera, lo strumento di lavoro utilizzato in qualit\u00e0 di cambiavalute \u2013 \u00e8 accompagnato dalle insegne araldiche delle mogli dei vari membri della casata ed \u00e8 sormontato dal cigno, altro simbolo pepolesco che, assieme alla scacchiera, ritorna con insistente frequenza nella decorazione del piano nobile. A complicare ulteriormente il gioco realt\u00e0-finzione della sala, carattere tipico della teatralit\u00e0 barocca, vi sono le corone di metallo che sovrastano i cigni, e che alludono al titolo di conte ottenuto dal ramo della famiglia di cui Odoardo faceva parte.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salone d&#8217;onore La grande sala \u00e8 stata affrescata tra il 1669 e il 1671 da Domenico Maria Canuti che, dopo i due ovali dello scalone, per Odoardo Pepoli realizza assieme al quadraturista Antonio Santi detto il Mengazzino il grande affresco con l\u2019Apoteosi di Ercole. 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